Née en 1958 à Paris.
Etudes du dessin et de la peinture à partir de 1975, en ateliers et écoles, Paris.
Etudes d'histoire de l'art et archéologie (Préhistoire) 1981-1985
EXPOSITIONS INDIVIDUELLES
2008 Cabinet d'avocats Mayne/Pénafiel, Paris 7
2004 Atelier C-7, Tombe Issoire, Paris 14
2001 Dans l'atelier, Paris 17
1998 Logis des 3 marchands, Centre culturel de Bonneval, 28
1998 Espace d'exposition, Grande Loge de France, Paris 17
1997 Centre d'Etudes et d'Expressions, Musée Singer Polignac, Paris 14
1996 Association culturelle, Toulouse
1994 Restaurant galerie, Paris 14
1994 Restaurant, Dreux 28
1992 Atelier d'Omiros, Paris 10
EXPOSITIONS COLLECTIVES
2009 Foire d'art international Sindelfingen (Stuttgart)
2008 "Outrecuidance", Actes de Présence, Paris 5
2008 Espace privé, Paris 8
2004 Biennale d'art contemporain, Chateauneuf en Thymerais, 28
2004 Théâtre de l'épouvantail, sur le thème de l'exil, Paris 11
2002 Biennale d'art contemporain, Chateauneuf en Thymerais, 28
1999 Salon de Mai, Paris
1998 Foot'n ball, Atelier Z, Paris 17
1995 Carré d'art, Paris 18
1995 Grand marché art contemporain Bastille, Paris 13
1994 Mairie de Bondy, 93
1994 Exposition animalière du jardin des plantes, Paris
1978 Interclub 17, paris 17
« Da un po di tempo, nello studio di Kahterine Rey, dove mi fece vedere le sue ultime opere, avevo notato che nella parte bassa di alcune figurano, eseguite a matita, iniziali GH, seguite da un N°. Lei mi spiego che si trattava di una serie intitolata : il « genere umano ».Questi personaggi senza volto, queste figure che a prima vista potrebbero sembrare assessuate
Ma quando vengono osservate meglio si scopre che appartengono ai due sessi, maschile e femminile, e che lo spazio pittorico, abolendo la leggenda della parte soprannumeraria si potesse finalmente riunire in una felice fusione, rappresentando in effetti il « Genere Umano »
Certo un genere umano un po’ differente da quello che si conosce e il quale vive le difficoltà e le guerre, uomini e donne di prima dei tempi del tumulto e della collera , testimoni di epoche remote, estratti dalle oscurità cavernose e dove nel lontano passato erano creati : « corpi come pretesti » come Katherine Rey li definisce, ma anche come corpi »preistorici »
Cio che colpisce lo spettatore in questa serie di opere, è la magnifica forza espressiva, che
Katherine Rey riesce a trafiggere a questi personaggi ombra, con una libertà di movimenti dove gli stessi movimenti suscitati dall’artista conducono ai suoi fantasmi generatori.
Davanti la fluidità del tratto si penserebbe inevitabilmente a certi bozzetti eseguiti di qua e di là da qualche maestro del quattocento .Niente di grave ne tragico, il pittore si è impossessato delle forme che si offrivano alla sua vista senza altro « arrière pensée » solo di manifestare il suo dinamismo personale, puntellare la propria fede vigorosa nell’esistenza con una lucidità ed una precisione sorprendente ; e a scoprire come egli stesso poteva trasformare il reale cauterizzando le ferite che infligge.
Da Baudelaire come da Edgar Poe, ma anche da Goya e presso il pittore Louis Soutter, solitudine e moltitudine erano tutti e due sorgenti di angoscia, addirittura di terrore, in ogni caso occasione per esprimere attraverso una mitologia nera, un’ insanabile sofferenza psichica.Niente di tutto cio nell’ opera pittorica di Katherine Rey, I suoi personaggi sono a sua volta troppo vicini e troppo lontani: assai vicini per gioire di una spontaneità fanciullesca, e assailontani per potersi spogliare dai terrori antichi. «
CLAUDE DELARUE
Parigi, OCTOBRE 2008
« Attraverso questo sentiero silenzioso che descrive le opere di una rara eleganza,
Katherine Rey tenta di dirci qualcosa di indicibile.Senza preoccupazione di seguire le mode, sarebbe a dire senza sottrarsi al desiderio che la abita e che la spinge aldilà delle coste conosciute per renderci le tracce che ha intravisto.
E di fatto, ognuno dei pezzi che essa produce si offre di restituire qualche frammento di questa invisibile palpitazione verso la quale tende, confusamente il nostro rapporto alla
assenza.
In questo senso, Katherine Rey si inserisce sulla linea degli artisti, che consentono a non essere mai altro che artigiani di un’opera che li superi , e per laquale si sforzano di dare corpo.
Ed è senza dubbio la ragione per la quale cio che essa ci dà a vedere non lascia spiegazioni e e con un’infinita delicatezza lo scatto cangiante della grazia afferrata sulla soglia del
suo involo.«
JACQUES TOURNIER